Cop26 cosa c’è in gioco

Prima di tutto: cos’è la COP26?  E’ la ventiseiesima edizione delle COP, le conferenze sul clima organizzate dalle Nazioni Unite. Si tratta di un vertice annuale dove i rappresentanti di tutti i paesi del globo cercano di accordarsi sugli obiettivi da raggiungere per evitare un incontrollabile aggravarsi della crisi climatica. 

Purtroppo, in 26 anni di incontri e negoziati, pochissimo è stato fatto. Anche i famosi “Accordi di Parigi” del 2015 non hanno sostanzialmente cambiato le cose: dei 196 paesi che li hanno firmati, ad oggi solo uno sta rispettando gli impegni: il Gambia, un piccolo paese dell’Africa occidentale. Gli impegni di tutti gli altri paesi, Unione Europea inclusa, sono insufficienti a contenere il surriscaldamento entro la soglia vitale degli 1,5°C [2]

Il fallimento delle varie COP è imputabile prima di tutto al fatto che nessuno degli impegni è legalmente vincolante: ogni paese sceglie arbitrariamente i propri obiettivi, e se non li rispetta non riceve nessuna penalizzazione. Un ulteriore ostacolo è l’opposizione dei paesi più inquinanti, come Cina, Brasile, Russia, Arabia Saudita e gli USA di Trump. 

Ad ogni modo, noi paesi occidentali, avendo la maggiore responsabilità storica come contributori alla crisi climatica e avendo le migliori disponibilità economiche, dovremmo essere gli “aprifila” della transizione ecologica, dovremmo essere un modello per gli altri paesi. Invece, i nostri piani continuano ad essere insufficienti (se non gravemente insufficienti) rispetto le richieste dei comitati scientifici [3]

 

I governi di ogni paese, così come la gran parte delle multinazionali, oggi più che mai promuovono una propria immagine “green” e parlano ovunque di “sostenibilità” : peccato che, in realtà, continuano ad alimentare la crisi climatica, di fatto mettendo in pericolo il futuro di tutti. Basti considerare che l’Italia ha dato 15,8 miliardi di euro in sussidi alle compagnie dei combustibili fossili nel solo 2020, dato addirittura in crescita! [4] .

 

Con la prossima COP la comunità internazionale è posta di fronte a un bivio: da un lato, la via del “business as usual” che non prevede nessuna azione drastica per limitare le emissioni; dall’altro lato, la via della svolta, delle azioni concrete, ambiziose e immediate. Quale strada prenderemo? Non è ancora stabilito, ma di certo dipenderà anche da noi. 

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