Dalle ville alle villette: è progresso?

 

È una villa settecentesca fatta costruire dalla Famiglia Testori in Via Roma 139, non distante dal centro Mogliano Veneto, oggi di proprietà della famiglia Zara-Pasin. Nel 1797 fu sede di un comando francese; successivamente passò alla famiglia Zanga che durante la Grande Guerra vi fece costruire la Casa del soldato, poi ristrutturata dagli attuali proprietari.

Dal 2014 il comitato “Cave di Marocco” si batte per evitare la costruzione di un gruppo di villette a ridosso della villa. Nell’agosto di quell’anno chiese al sindaco di revocare l’atto che consentiva la lottizzazione (tra via Ghetto e via Roma) che avrebbe coperto un’area di 14 mila metri quadrati, per un totale di circa 5600 metri cubi di edificazioni.

Nel febbraio 2016 la lottizzazione stava quasi per essere realizzata, ma ad ottobre la Soprintendenza dichiarò sito d’interesse gran parte del prato interessato alla lottizzazione e giudicò il piano del comune di Mogliano non adeguato a preservare il valore paesaggistico e architettonico della villa.

Si arriva al 2017, quando prima il Tar (Tribunale amministrativo regionale) e poi il Consiglio di Stato accolsero il ricorso del Comitato. Nonostante questo, nel dicembre 2018 l’architetto incaricato della costruzione delle villette presentò un nuovo progetto cui la giunta diede il via libera. Anche la Soprintendenza Archeologica delle Belle Arti e Paesaggio lo ha accettato: forse l’edificazione sarà ridotta rispetto al progetto iniziale ma alla fine, il valore storico e paesaggistico della villa e dell’area verde intorno rimangono in pericolo. Questo è dovuto al fatto che a comandare sono sempre gli interessi privati e non quelli pubblici, e che le amministrazioni locali, che dovrebbero tutelare il benessere pubblico, per motivi soprattutto economici lasciano quasi sempre il via libera alla realizzazione di queste opere.

di Lorenzo Scroccaro – 2BA

 

 

La villa, costruita nel 1700, apparteneva a una ricca famiglia di commercianti di origini milanesi, i Testori. Nel 1797 fu sede di un comando francese e una tradizione afferma che più volte vi fu ospite lo stesso Napoleone Bonaparte. Dal punto di vista artistico, sulla facciata principale è presente un frontone rialzato e il timpano con statue ai suoi vertici. Un portico ad arcate si affaccia sul giardino che ospita un gruppo di sei statue che simboleggiano le arti, attribuite alla bottega della famiglia di artisti bassanesi Marinali.

All’interno c’è un particolare caminetto marmoreo, si dice proveniente dalla casa veneziana di Carlo Goldoni.

di Sara Manente – 2BU

 

 

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