9 Novembre 1989

 

 

[…] Il mostro vive in mezzo alla città, attraversa l’Europa, separa il mondo correndo per 156,4 chilometri, innalzandosi per tre metri e sessanta centimetri, affondando nel terreno per altri due metri e dieci, con il corpo composto da 45 mila sezioni di cemento. Vigila con 302 torri di sorveglianza. Si avvolge in 127 chilometri di filo spinato. Si protegge con 105 chilometri di fossato. Si rinchiude in 20 bunker. Si circonda con la “striscia della morte” coperta di sabbia ogni mattina rastrellata, in modo che se qualcuno la calpesta restino le impronte. Minaccia con tre brigate di frontiera munite di pistole, carabine, mitra, bombe a mano, Panzer russi T 34/85 e SU76, cannoni e contraerea. Dissuade con 18.300 reticolati, trappole anticarro, barriere con denti metallici, sirene d’allarme e riflettori. Spaventa con cinquemila cani pastore addestrati, i cani di confine con i denti rastremati dalla fresatrice, pronti all’impiego.

Era dunque un’arma, non soltanto una barriera, un simbolo dell’assolutismo e non solo una trincea, una prigione ben più che una separazione. Riuscirono a superare il muro cinquemila tedeschi orientali con imprese folli, fantasiose, disperate. Morirono cercando di farlo 86 persone, più 27 guardie di frontiera dell’Est coinvolte in scontri davanti allo sbarramento, ma seguendo altri calcoli le vittime furono molte di più, 115 secondo una statistica, 227 se si contano tutte le morti collegate in qualche modo al muro. Un cimitero: come quello degli Invalidi dove arrivò il muro, sventrando tombe e memorie nelle sezioni G e H, passando tra i cippi e i monumenti nei campi E ed F, sfiorando giù in fondo la lapide grigia di Manfred von Richthofen, il “Barone Rosso”.

Sono andato a vedere ciò che resta del muro, camminando per quel chilometro di persistenza testimoniale lungo la Mühlenstrasse, vicino alla vecchia stazione centrale della Ddr. Un simulacro del Novecento che testimonia il primitivismo del secolo, e restituisce intatta l’ossessione del comunismo per il dominio dello spazio come controllo del corpo, l’interdetto costruito nella pietra perché durasse per sempre, e la pietra che diventa norma per un altro ratto d’Europa, permanente. Oggi il cemento è vinto, il muro picconato e distrutto ha subito persino l’onta finale dei suoi reperti venduti all’incanto a Montecarlo, in un’asta per collezionisti e contesse. Ciò che resta a Berlino è ridotto ad archeologia politica spezzata, e tuttavia conserva nella sua misura minima la traccia perpetua dell’ottusità tragica del titanismo totalitario. Solo chi si sente come Dio padrone dei destini può decidere il perimetro delle vite altrui, richiudendo e aprendo i percorsi, credendo di separare il dentro dal fuori, mentre intanto nella vita di dentro separa i dominanti dai dominati. Tutto questo fino a trent’anni fa, dopo la danza macabra di Hitler, nel cuore moderno della cultura occidentale, che evidentemente come la bellezza non immunizza e non ripara: in fondo nel Doktor Faustus, quando cede al Maligno che appare sul divano accanto per proporgli il patto scellerato, Adrian Leverkühn sta leggendo Kierkegaard. […]

 

L’articolo integrale

http://www.cislscuola.it/uploads/media/mauro_18012019.pdf

 

Berlino, 1989 – 2019: cronache dal muro. Nel trentesimo anniversario dalla caduta del Muro di Berlino, che per 28 anni divise in due non solo una città ma il mondo intero, separando famiglie, amici e destini, arriva su Rai3 “1989 Cronache dal Muro di Berlino”, film documentario di Ezio Mauro, prodotto da Stand by Me e Rai Cinema, in onda in prima tv assoluta venerdì 8 novembre in prima serata.

https://www.rai.it/ufficiostampa/articoli/2019/11/1989-Cronache-dal-Muro-di-Berlino-c4fb9fc3-58c5-458c-b270-fae04922b29d.html

 

Filmografia essenziale:

Germania anno zero, di Roberto Rossellini (1948): nella Berlino del Dopoguerra, il tredicenne Edmund deve provvedere al padre malato e al resto della sua famiglia, affrontando la fame e la devastazione lasciate dal secondo conflitto mondiale.

Il cielo sopra Berlino, di Wim Wenders (1987): due angeli si ritrovano a vagare per Berlino con il compito di osservare e preservare la realtà, non riuscendo però a restare testimoni indifferenti delle vite che incontrano sulla Terra.

Le vite degli altri, di Florian Henckel von Donnersmarck (2006): Gerd Wiesler, capitano della Stasi, l’organo di sicurezza e spionaggio della Germania dell’Est, viene incaricato di raccogliere prove compromettenti sull’apparentemente innocuo Georg Dreyman, famoso scrittore teatrale e intellettuale, per poterlo accusare di cospirazione contro il partito socialista.

Good Bye, Lenin!, di Wolfgang Becker (2003): quando la madre, socialista convinta, si risveglia dal coma, il giovane Alex fa di tutto perché lei non scopra la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione della Germania, per evitarle uno shock che potrebbe rivelarsi fatale per la sua salute ancora non del tutto ristabilita.

Non si può dividere il cielo. Storie dal muro di Berlino, di Gianluca Falanga: storie reali di uomini e donne che hanno vissuto all’ombra del Muro.

 

 

Bibliografia essenziale:

Il muro di Berlino. 13 agosto 1961-9 novembre 1989, di Frederick Taylor: fonti d’archivio, dati ufficiali e testimonianze dirette si intrecciano in questo resoconto della storia del Muro di Berlino che tocca sia la politica sia la vita quotidiana dei berlinesi del tempo.

C’era una volta la DDR, di Anna Funder: un focus sulla Germania dell’Est e sulla Stasi, raccontato attraverso le esperienze di ex funzionari governativi, informatori e persone comuni.

Il muro di Berlino. Storia per immagini del simbolo di un’epoca, di Marco Gasparini: una raccolta di immagini dagli archivi ANSA per ripercorrere i momenti della costruzione del Muro, della vita nella Berlino divisa a metà, delle fughe riuscite e represse, fino al crollo e alla riunificazione.

Al di qua del muro. Berlino 1989, di Vanna Vannuccini: Un racconto che mescola storia contemporanea e quotidianità, con protagonista un gruppo di ragazzi di 12 e 13 anni che vivono a Berlino Est. Per lettori da 11 anni in su.

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